La psicomotricità è una disciplina che intende supportare i processi evolutivi dell'infanzia, valorizzando il bambino nell'integrazione delle sue componenti emotive, intellettive e corporee, nella specificità del suo mettersi in gioco primariamente attraverso l'azione e l'interazione:

  • nell'uso dello spazio e degli oggetti;
  • nell'interazione con l'altro e con gli altri;
  • nella capacità di rappresentarsi agli altri attraverso il movimento, la parola, il gioco.

Essa, quindi, postula l'unità della persona, non escludendo, tuttavia, la differenziazione tra quelle che definisce tre sfere costitutive della personalità: motoria, affettiva, cognitiva.

La pratica si basa sull’utilizzo di mezzi semplici come giochi, cubi di plastica colorata, tappeti morbidi, elementi posti a formare dei percorsi. Attraverso l’uso di questi strumenti il corpo è in movimento e l’azione si trasforma in gioco. Il gioco diventa il veicolo che, grazie alle abilità motorie, porta miglioramenti anche per gli aspetti simbolici e per la socializzazione.

Il terapista mette in atto una serie di giochi per raggiungere tali obiettivi.

Lo psicomotricista guida attraverso il gioco il bambino che acquisisce la consapevolezza del suo corpo.

Nei soggetti affetti da Sindrome di Smith Magenis la psicomotricità è fondamentale nei primi anni di vita, fino all’età scolare. Aiuta il bambino a prendere coscienza di sé e del suo corpo, lo aiuta a collocarsi nel gruppo dei pari, a socializzare, attraverso le pratiche di gioco.

La psicomotricità è spesso considerata propedeutica alla Logopedia.